Palermo ( lunedì, 1 dicembre 2025)– A Palermo si sta affermando un modello innovativo nella diagnosi dell’idrocefalo normoteso, una condizione neurologica che colpisce soprattutto gli over 65 e che spesso viene confusa con malattie come Alzheimer o Parkinson. La particolarità? È una delle rarissime forme di demenza potenzialmente reversibile. I dati raccolti nei reparti di neurologia e neurochirurgia del capoluogo, con oltre dieci anni di follow-up, lo confermano.
di Marika Ballarò
Quando la patologia viene individuata nelle prime fasi, sintomi come difficoltà nel camminare, problemi di memoria e incontinenza possono migliorare sensibilmente, fino a scomparire.
A sottolinearlo è Giovanni Grasso, professore di Neurochirurgia del Policlinico Paolo Giaccone. “Il nodo principale – spiega – è che l’idrocefalo normoteso viene spesso interpretato come una delle comuni malattie neurodegenerative. Per questo molti pazienti arrivano tardi, quando i disturbi cognitivi e motori sono ormai evidenti. In realtà si tratta di una forma di demenza che può regredire, ma solo se diagnosticata per tempo”.
La diagnosi si basa sulla cosiddetta triade clinica:
- alterazioni della deambulazione, con cammino lento e passi corti;
- incontinenza urinaria, spesso attribuita ad altre condizioni;
- deficit cognitivi, soprattutto difficoltà nella memoria a breve termine e cambiamenti nel comportamento.
Il fattore tempo risulta decisivo. “Chi arriva presto e viene sottoposto al ‘tap test’, cioè alla rimozione controllata di una piccola quantità di liquido cerebrospinale, mostra spesso miglioramenti evidenti nella mobilità e nelle funzioni cognitive”, spiega Grasso. “La risposta al test ci consente di stabilire con precisione se il trattamento chirurgico potrà restituire al paziente autonomia e qualità di vita”.
Last modified: Dicembre 1, 2025

