Palermo ( giovedì, 15 maggio 2025) – E’ nelle sale da oggi il film diretto a quattro mani da Ricky Tognazzi e Simona Izzo.
di Marika Ballarò
L’ambizione alla base del film nelle sale da oggi, giovedì 15 maggio,”Francesca e Giovanni” diretto a quattro mani da Ricky Tognazzi e Simona Izzo era grande. I due registi si sono proposti raccontare la figura di Francesca Morvillo, magistrata e moglie di Giovanni Falcone, uccisa anche lei nella strage di Capaci di sabato 23 maggio 1992. Un’ambizione che, a conti fatti e a visione terminata, sembra essere stata troppo grande. Tognazzi e Izzo hanno affidato la parte della loro Francesca Morvillo a Ester Pantano, mentre per la parte del giudice Falcone è stato scelto Primo Reggiani. Nel cast anche: Anna Ferruzzo, Giovanni Arezzo e Simona Taormina.
Francesca Morvillo è una giovane e brillante magistrata palermitana, impegnata sul fronte dei minori a rischio e felicemente sposata con un docente universitario di diritto. La sua vita scorre tutto sommato tranquilla, per quanto possa definirsi tranquilla la vita di un qualsiasi magistrato palermitano impegnato in prima linea in quegli anni in cui le guerre di mafia e poi l’attacco allo stato insanguinano la città. A sparigliare le carte e a sconvolgerle la vita arriva l’incontro fatale con Giovanni Falcone, stimatissimo giudice antimafia che porta avanti le proprie battaglie con rigore e senza guardare in faccia a nessuno. L’incontro, dicevamo, sarà fatale, perchè Francesca Morvillo si innamora del giudice Falcone, lascia il marito e affronta al suo fianco ogni rischio e avverssità fino all’ultimo dei suoi respiri.
L’intenzione degli autori di Francesca e Giovanni – una storia di amore e mafia era interessantissima, ovvero quella di guardare dentro le vite spezzate dall’attentato di Capaci e in particolare dentro la vita di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, obiettivo numero uno dell’attentato e magistrata lei stessa, cosa che ne ha fatto, purtroppo per lei, la prima magistratta uccisa dalla mafia. L’idea quindi era buona, e l’intenzione nobilissima volendo contribuire a dare la giusta luce a una figura ancora poco raccontata. çPurtroppo però, messa a tappetto, la realizzazione non si è rivelata all’altezza dell’iniziativa.
Il film si concentra moltissimo sulle vicende amorose di Francesca Morvillo, e solo nella prima parte viene raccontato, attraverso un caso in particolare, l’impegno con i minori a rischio. D’altronde, già dal titolo l’intenzione di puntare sulle vicende sentimentali è dichiarato, il problema è che il racconto rimane sempre piuttosto sulla superficie, e lo spettatore non riesce mai a empatizzare davvero con i turbamenti emotivi di una donna che, prima viene travolta da un amore talmente sconvolgente da convincerla a buttare all’aria un matrimonio, poi si ritrova invischiata in una storia potentissima ma su cui pesa sempre l’ombra della paura e della morte perennemente incombente. Mentre Palermo brucia e tanti eroi dell’antimafia e amici e colleghi di Francesca e Giovanni cadono per servizio, non riusciamo a entrare mai veramente nelle angosce e nei pensieri anche foschi della magistrata. E questo è dovuto sopratutto a una confezione troppo patinata, sempre morbida che evita le ruvidezze e gli accenti più acuti che servirebbero a raccontare due vite che si sostengono e si completano nel reciproco amore ma che sono perfettamente consapevoli che molto difficilmente per loro arriverà il lieto fine.
Un film che usa gli schemi e l’estetica della fiction generalista ma, come succede a volte con la fiction, sceglie di non andare in profondita. E davanti a una storia grande come questa, una scelta del genere non può che far pensare: peccato, un’occasione sprecata.


