Palermo ( giovedì, 5 marzo 2026)– Il tribunale di Palermo ha condannato quattro imputati nell’ambito di un processo per estorsione legato a un’indagine sulla criminalità mafiosa nel quartiere Resuttana. Le pene inflitte vanno da poco più di due anni fino a tredici anni di reclusione.
di Marika Ballarò
La condanna più pesante, pari a 13 anni di carcere, è stata inflitta a Giuseppe D’Amore e Mario Muratore. Undici anni di reclusione sono stati invece comminati a Francesco Balsameli, mentre il notaio Sergio Tripodo è stato condannato a due anni e due mesi.
Il procedimento nasce da un’inchiesta coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, che nell’estate del 2023 aveva portato all’esecuzione di 18 misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti al mandamento mafioso di Resuttana. Tra le persone arrestate figurava anche il boss Salvatore Genova, noto con il soprannome “Vanchiteddu”, tornato a Palermo dopo avere trascorso anni in carcere sottoposto al regime del 41 bis.
Secondo gli investigatori, proprio dopo la scarcerazione Genova avrebbe ripreso il controllo delle attività del mandamento, affiancato da Sergio Giannusa, ritenuto uno dei suoi più stretti collaboratori.
Le indagini hanno fatto emergere diversi episodi di estorsione ai danni di commercianti e imprenditori della zona, costretti a pagare il cosiddetto “pizzo”. Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito il presunto controllo esercitato dal gruppo su alcuni servizi funerari collegati all’ospedale Villa Sofia.
Nel quadro dell’inchiesta è finito anche il notaio Sergio Tripodo, che secondo l’accusa si sarebbe rivolto ai presunti esponenti mafiosi per ottenere pressioni sugli inquilini di alcuni immobili da lui acquistati, con l’obiettivo di convincerli a lasciare gli appartamenti. Le sentenze sono arrivate al termine del processo celebrato davanti al tribunale del capoluogo siciliano.
Last modified: Marzo 9, 2026

