Palermo (lunedì, 8 settembre 2025)– La Procura della Repubblica di Palermo, tra le più strategiche e impegnative del Paese, si trova in una fase delicata e complessa della sua gestione. A guidarla è il procuratore capo Maurizio De Lucia, ma oggi l’organico è fortemente sottodimensionato: su sette procuratori aggiunti previsti, ben cinque posti risultano vacanti.
di Marika Ballarò
Una situazione che, in un ufficio chiamato a fronteggiare quotidianamente le sfide della lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e a una crescente criminalità comune, rischia di mettere a dura prova l’intero sistema.
Le sostituzioni tardano ad arrivare e la decisione finale sulle nuove nomine spetta al Consiglio Superiore della Magistratura, ma la tempistica è ancora incerta, lasciando aperti interrogativi su quando l’ufficio potrà tornare pienamente operativo. Nel frattempo, le inchieste si accumulano: sono migliaia i fascicoli da gestire, molti dei quali di estrema rilevanza per il territorio.
La carenza di aggiunti è stata causata dal trasferimento di alcuni magistrati in ruoli di primo piano in altre procure. Tra questi figura Paolo Guido, noto per aver coordinato la lunga indagine che ha portato, nel gennaio 2023, alla cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro. Dopo aver ricoperto anche l’incarico di coordinatore per i reati contro la pubblica amministrazione, è stato nominato procuratore capo a Bologna.
Prima di lui aveva lasciato l’incarico anche Ennio Petrigni, che si occupava della criminalità comune e che ora guida la Procura di Enna. Le altre uscite hanno progressivamente svuotato l’organico, mettendo ulteriore pressione sugli uffici ancora attivi.
L’unico recente innesto è rappresentato da Vito Di Giorgio, che è stato destinato a occuparsi della Direzione distrettuale antimafia per le province di Palermo e Trapani. Un rinforzo importante, ma insufficiente a colmare il vuoto complessivo in una Procura che ha sempre avuto un ruolo centrale nella strategia antimafia a livello nazionale.
La mancanza di procuratori aggiunti rischia di rallentare il lavoro giudiziario proprio mentre emergono nuove dinamiche criminali, sia nel campo mafioso che in quello della corruzione amministrativa, sempre più sofisticata e difficile da intercettare. La speranza è che il CSM possa accelerare l’iter delle nomine, per evitare che questa fase di incertezza si trasformi in un vero e proprio blocco operativo.
Last modified: Settembre 8, 2025

