Palermo ( mercoledì, 21 gennaio 2026)– L’Assemblea regionale siciliana tornerà a riunirsi soltanto martedì prossimo per riprendere l’esame del disegno di legge sugli enti locali. La seduta prevista è stata infatti rinviata nuovamente a causa dell’allerta meteo, allungando così i tempi e lasciando ai partiti qualche giorno in più per tentare di raggiungere un’intesa sui punti più controversi del provvedimento.
di Marika Ballarò
Oltre alla norma sul terzo mandato dei sindaci nei Comuni con popolazione compresa tra 5 e 15 mila abitanti e alla questione dei permessi per gli amministratori locali, al centro del confronto politico resta soprattutto l’introduzione dell’obbligo del 40 per cento di presenza femminile nelle giunte comunali. La disposizione prevede che la quota venga raggiunta entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, un obiettivo che appare oggi lontano se si considera che nelle principali amministrazioni siciliane le donne rappresentano appena il 20 per cento degli assessori.
Le quindici deputate elette all’Ars hanno deciso di fare fronte comune per sostenere l’approvazione della norma. Il timore principale riguarda però l’eventualità che si ricorra al voto segreto, ipotesi contro la quale ha preso posizione anche il presidente della Regione, Renato Schifani, annunciando la possibilità di presentare una proposta di modifica del regolamento parlamentare.
In una nota congiunta, le deputate dell’Assemblea regionale siciliana – Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri, Elvira Amata, Giusi Ciminnisi, José Marano, Nunzia Albano, Serafina Marchetta e Marianna Caronia – parlano di una questione che riguarda non solo la dinamica politica, ma anche il livello di civiltà istituzionale. La norma, sottolineano, dovrebbe essere votata in modo palese: la richiesta di una maggiore presenza femminile nella vita politica, spiegano, arriva chiaramente dall’elettorato e l’obiettivo è quello di favorire una partecipazione più ampia delle donne, partendo proprio dai Comuni.
Le parlamentari ricordano inoltre come a Sala d’Ercole le donne siano soltanto 15 su 70 deputati e come, negli enti locali, la percentuale di elette e di assessore si fermi addirittura intorno al 12 per cento. Da qui l’auspicio che nessuno scelga la strada del voto segreto su una disposizione che, peraltro, recepisce principi già previsti dalla normativa nazionale. Un’eventuale bocciatura, avvertono, rappresenterebbe un segnale politico molto grave e difficilmente spiegabile all’opinione pubblica.
Last modified: Gennaio 26, 2026

