La Sicilia detiene il primato nazionale per numero di imprese confiscate alla criminalità organizzata: secondo le analisi più recenti, sono circa 882 le aziende sottratte in via definitiva ai circuiti mafiosi. Tuttavia, solo una parte minima di queste realtà è oggi davvero operativa.
di Marika Ballarò
Un ulteriore gruppo – stimato intorno al 27% – potrebbe tornare competitivo con interventi mirati, mentre molte altre imprese restano ferme, bloccate da problemi economici, giudiziari o amministrativi che ne mettono a rischio futuro e occupazione.
Tra gli ostacoli principali emergono fragilità finanziarie e strutturali, la scarsità di competenze adeguate alla gestione trasparente, la diffidenza degli istituti di credito e l’assenza di modelli organizzativi capaci di assicurare continuità produttiva e salvaguardia dell’occupazione. Eppure, secondo la Cisl, gli strumenti per invertire la rotta esistono: serve però un cambio di passo e una strategia coordinata. «Ogni impresa confiscata che fallisce – ha dichiarato il segretario regionale della Cisl, Leonardo La Piana – rappresenta una sconfitta per l’intera comunità».
Il sindacato ha riunito oggi al San Paolo Palace di Palermo rappresentanti istituzionali, esperti, cooperative e imprese per un confronto dedicato al ruolo della partecipazione nei percorsi di rilancio delle aziende sequestrate. Per La Piana, queste realtà non sono soltanto il risultato della riconquista della legalità, ma anche una leva per lo sviluppo economico e sociale dell’isola. Diventa quindi essenziale rafforzarle attraverso strumenti adeguati, coinvolgendo lavoratori e comunità locali. Solo una collaborazione autentica tra istituzioni, parti sociali, sistema bancario e imprenditori – sostiene la Cisl – può garantire continuità produttiva e generare modelli d’impresa fondati su trasparenza, inclusione e responsabilità sociale.
Last modified: Dicembre 12, 2025

