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Decentramento dimenticato a Palermo: le circoscrizioni tra silenzio istituzionale e frustrazione

Palermo ( mercoledì, 14 gennaio 2026)– Del decentramento amministrativo a Palermo non parla più nessuno. Un silenzio che colpisce soprattutto perché, salvo rare eccezioni, non arriva nemmeno dagli otto presidenti di circoscrizione, chiamati a guidare organismi che, di fatto, dispongono soltanto di funzioni consultive e nessun reale potere decisionale. Strutture svuotate di competenze, spesso percepite come meri “gettonifici”, in attesa – da decenni – di un trasferimento di funzioni che non è mai arrivato. Per alcuni, a questo punto, la loro stessa esistenza viene messa in discussione.

di Marika Ballarò

Il tema del decentramento è scomparso dall’agenda politica cittadina, sia del centrodestra sia del centrosinistra. Forse, a ben vedere, non vi è mai entrato davvero. Accantonato, evitato, rimosso.

A rompere il silenzio è stato Giuseppe Federico, già consigliere comunale e oggi presidente della Seconda circoscrizione, che ha diffuso un articolato intervento dai toni critici e amareggiati. Nel suo messaggio, Federico punta il dito contro il Consiglio comunale, accusato di immobilismo sia nella maggioranza che nell’opposizione; contro il sindaco Roberto Lagalla, per non aver dato seguito a uno dei punti qualificanti del programma elettorale; e anche contro il suo stesso partito, Fratelli d’Italia, ricordando che l’assessorato al Decentramento è affidato a un esponente della stessa forza politica, Dario Falzone.

«Non ho ricevuto alcuna risposta», denuncia Federico, che arriva a sollevare una provocazione tutt’altro che banale: l’esistenza stessa di un assessorato al Decentramento, in assenza di un processo concreto, appare paradossale. Da qui la proposta di rivederne persino la denominazione, trasformandolo in un più realistico “assessorato agli Uffici comunali di periferia”.

Una riflessione che si fa ancora più dura quando il presidente della Seconda circoscrizione parla di un silenzio istituzionale che alimenta la sensazione di essere estranei alla macchina amministrativa. E se davvero le circoscrizioni sono considerate inutili – afferma – allora sarebbe più coerente che il Consiglio comunale si assumesse la responsabilità politica di proporne l’abolizione.

Ben lontane, dunque, le dichiarazioni sulla “città policentrica” o sul decentramento come strumento per avvicinare l’amministrazione ai cittadini, soprattutto nelle aree più fragili. Eppure, proprio le circoscrizioni potrebbero offrire un contributo concreto in territori complessi come lo Zen, spesso al centro delle cronache, sia per fatti di criminalità sia per le criticità nella gestione dei servizi pubblici.

A Palermo si discute di decentramento sin dagli anni Ottanta, quando Leoluca Orlando, allora assessore con delega specifica, avviò l’esperienza dei Consigli di quartiere. Da allora, però, nessuna amministrazione – né di centrosinistra né di centrodestra – ha mai attribuito poteri effettivi a questi organismi.

Secondo Federico, una delle principali resistenze nasce proprio all’interno del Consiglio comunale. Le circoscrizioni dovrebbero rappresentare il collegamento diretto tra cittadini e istituzioni, ma questo ruolo viene spesso ignorato. Molti consiglieri, anche quelli con un passato nelle circoscrizioni, continuano a occuparsi direttamente di segnalazioni minute – dal cassonetto al lampione – che dovrebbero invece rientrare nelle competenze decentrate.

Non manca poi la critica a iniziative considerate poco incisive, come la visita della settima commissione consiliare a Napoli per confrontarsi sul tema del decentramento. Un viaggio del quale, si chiede Federico, non sono noti risultati concreti. Emblematico anche il mancato coinvolgimento delle circoscrizioni in scelte simboliche ma rilevanti, come l’installazione delle luminarie natalizie, decise – secondo quanto riferito – senza alcuna consultazione preventiva.

Da qui l’amarezza per una marginalizzazione che sembra ormai accettata anche da altri presidenti di circoscrizione, rimasti in silenzio. Federico, però, non intende arretrare: continuerà a portare avanti quella che lui stesso definisce una battaglia solitaria, per senso di responsabilità verso il ruolo istituzionale e il territorio che rappresenta.

Nel suo intervento cita anche la recente lettera del presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, che invita a ricostruire un clima più disteso e collaborativo. Un appello condivisibile, secondo Federico, che avrebbe però potuto includere anche i presidenti di circoscrizione, parte integrante – seppur spesso dimenticata – dell’amministrazione cittadina. Un’occasione mancata, che fotografa ancora una volta la distanza tra centro e periferie nella gestione della città.

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Last modified: Gennaio 21, 2026
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